Quelli con la lettera B

Scrivere qualcosa che parli ancora di musica, pubblicarlo nella nostra bacheca, riflettere insieme quando arriveranno i vostri commenti. Fisso per un po’ le pareti di questa stanza, il centro da cui organizzo tutta la mia vita e il mio lavoro. C’è il computer, la tastiera elettronica, CD in ordine sparso, lo scaffale carico di libri, fogli che sembrano essere stati sparati dalla stampante invece che partoriti attentamente uno per uno.

Alle pareti le foto che rappresentano momenti e persone importanti di questi ultimi anni, poi i ritratti di alcuni grandi della musica.

Soffermiamoci su questi ritratti e da lì facciamo partire la nostra riflessione.

Sono gli autori che amo di più e che hanno segnato più degli altri la mia esperienza.

Nemmeno a farlo apposta iniziano tutti con la lettera B.

Nemmeno a farlo apposta iniziano tutti con la lettera B.

Alla mia destra, in alto, il grande Johann Sebastian Bach.

 

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Ci incontrammo molti anni fa, suonavo al clarinetto una trascrizione dell’ “Aria” dalla “Suite in Re” e quello fu solo un fugace contatto.

Quando mi guardava dalle pagine del libro delle medie mi sembrava troppo serio, austero, riservato.

Non potevo immaginare che avesse avuto venti figli da due diverse mogli o che appartenesse ad una famiglia il cui albero genealogico ha potuto contare ben 86 musicisti!

Poi, su disco a 33 giri, l’ascolto dei “Concerti Brandeburghesi” e lì ci fu una vera folgorazione.

Quella musica era troppo bella, dovevo conoscere meglio questo signore!

Anni dopo leggevo al pianoforte il “Libro di Anna Magdalena” ed i “23 pezzi facili”, mentre facevo conoscenza con le Fughe, le Cantate, la “Messa in Si minore”, la “Passione secondo S. Matteo”. Durante gli studi di composizione l’analisi dei corali e allo stesso tempo la scoperta dei particolari costruttivi di quelle stesse fughe che mi catturavano l’attenzione come poche altre forme musicali.

Spazio. 

Armonia e contrappunto!

Due linguaggi diversi, talvolta antitetici. Nei programmi tradizionali si studiava il contrappunto dopo l’armonia, anche se è nato prima; oggi si tende o a fare il contrario, o almeno a portare avanti contemporaneamente l’apprendimento dei due linguaggi.

Bach è stato grande in entrambi, li ha uniti, sviluppati, ed ha esaltato l’uno con le caratteristiche dell’altro.

Spazio.

Monodia accompagnata e polifonia – Italia e Germania – Germania del nord e del sud – organo e clavicembalo – sacro e profano!

Tutto questo convive in Bach e si innalza a un livello tale da essere ancora oggi un modello insuperabile per ogni compositore.

La musica di Bach è stata la prima ad essere rielaborata con l’avvento dell’elettronica ed è l’unica capace di mettere in difficoltà i più moderni software di composizione.

Lasciare uno spazio bianco qui.

Già dall’esame di terza media ebbi la fortuna di conoscere abbastanza bene la vita di Ludwig van Beethoven: gli inizi come bambino prodigio, il carattere chiuso e riservato, la sordità, la solitudine.

 

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Non ci fu bisogno di procedere per gradi come era avvenuto con Bach, con Beethoven ci intendemmo subito.

La puntina dello stereo, abituata ad ogni tipo di musica: dalla disco, al rock, fino ai cantautori italiani, consumava con piacere l’ “Eroica” e la “Pastorale”.

Il primo tempo della Quinta lo riservavo ai momenti in cui avevo bisogno di un’iniezione di fiducia: ad esempio prima dei compiti in classe o alla vigilia delle interrogazioni decisive.

La “Nona”, cui ho già dedicato ampio spazio su questa bacheca, la gustavo un po’ alla volta.

Ne sceglievo un tempo o un piccolo frammento e lo assaporavo a fondo, come si faceva durante le assemblee scolastiche con le prime – e per fortuna  ultime – sigarette adolescenziali.

Non si finisce mai di conoscere Beethoven.

Recentemente, la visione del film “Musikanten”, diretto da Franco Battiato, mi ha aperto nuovi squarci riguardo a questa figura così importante.

Beethoven, come Bach, non ha assecondato i gusti della propria epoca e le mode del momento, ha proiettato la propria musica verso il futuro, in certi casi precorrendo i tempi ed anticipandone il cammino successivo.

Provate ad ascoltare, se non lo avete già fatto, gli ultimi quartetti per archi (Op. 127, 130, 131, 132 e 135).

Resterete spaesati e disorientati, dimenticando concetti come stile, epoca, tendenza, forma, e molti altri con cui siamo soliti etichettare i brani che sentiamo.

Siamo ancora all’inizio dell’Ottocento, ma questa musica potrebbe appartenere al secolo successivo così come al nostro terzo millennio senza perdere nulla della propria grandezza.

Al conservatorio ci insegnavano che Beethoven è “l’ultimo dei classici e il primo dei romantici”.

In realtà la musica di Beethoven sfugge queste definizioni tipicamente scolastiche per guardare all’eternità e all’infinito!

Come dissi a proposito della “Nona”, siamo oltre il tempo e lo spazio, in un universo parallelo in cui questo genio ormai sordo e malfermo ci conduce con passo sicuro e veloce.

Lasciare spazio bianco.

Ecco arrivare Johannes Brahms, che non è appeso alla parete solo perché il cognome inizia per B.

 

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Lo conobbi studiando le due “Sonate Op. 120”, così importanti nella storia e nel repertorio del nostro clarinetto.

Poi, a diciotto anni, il ricordo di un concerto all’aperto, a Firenze, in piazza del Carmine.

C’era la Filarmonica della Scala diretta da Lorin Maazel, in programma l’ “Incompiuta” di Schubert e la “Prima” di Brahms.

Andai a Firenze senza biglietto e, con altri compagni di studi, ci ritrovammo ad ascoltare il capolavoro schubertiano dietro la platea.

Nell’intervallo un orchestrale ci regalò i propri biglietti omaggio.

 

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Lorin Maazel era il nostro idolo tra i direttori d’orchestra: di lui mi piaceva praticamente ogni cosa, compreso il Concerto di Capodanno!

Ecco allora la grandezza di Brahms goduta dalla platea, con una sinfonia che, nell’ultimo tempo strizza l’occhio al tema beethoveniano dell’Inno alla Gioia.

Anche Brahms si colloca alla fine di un’epoca, fa propri diversi stili e ne trae una sintesi che pur non essendo rivoluzionaria come in Bach e Beethoven, è sufficiente a renderlo unico ed immortale nell’olimpo dei grandi.

Spazio bianco.

L’ultimo della serie è Béla Bartók.

Ci siamo conosciuti sulle pagine del “Mikrokosmos” e di “For Children”, studiando lettura della partitura alla Scuola di Musica di Fiesole.

Sul “Mikrokosmos”, da studente, realizzai alcune delle mie prime analisi scritte, oltre a vari esercizi di orchestrazione.

 

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In Bartók c’è molto Bach: il “Mikrokosmos” sta al Novecento e al pianoforte come il “Libro di Anna Magdalena” sta al Settecento e al clavicembalo.

Strutture realizzate con l’impiego sapiente di poco materiale: una cellula, un ritmo, un intervallo.

Solo questo bastava per creare una pagina compiuta, un piccolo capolavoro.

Bartók è un abile artigiano che sceglie personalmente il proprio materiale traendolo dalle musiche della sua terra, lo lavora sapientemente, lo cura in ogni aspetto, lo sviluppa in tutte le possibilità.

Il risultato, unito ad una stupefacente conoscenza degli strumenti e dell’orchestra, lo rende incredibilmente grande nel panorama ricchissimo del secolo scorso.

Ancora una volta una grande B e l’unione di elementi diversi tra loro per la creazione di un linguaggio inconfondibile.

Ci sono altre B che potrebbero essere prese in considerazione?

Ci sono altre B che potrebbero essere prese in considerazione?

Senza dubbio il nostro Luciano Berio, scomparso pochi anni fa.

 

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Appena varcata la soglia del XX secolo, avevamo però incontrato una figura d’eccezione, una S a cui nessun musicista può permettersi di rinunciare: naturalmente Igor Stravinsky.

 

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Lasciare spazio bianco.

Fernando Campigli

Quelli con la lettera Bultima modifica: 2007-09-11T21:39:22+02:00da fernandoblog
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3 pensieri su “Quelli con la lettera B

  1. Nell’apportare alcune correzioni ai post ho cancellato inavvertitamente un vostro commento.
    Ricordo comunque il breve testo e lo riporto insieme alla risposta.
    Mi veniva chiesto perché non figurasse Mozart.
    Non per mettere in discussione o considerare secondario uno dei più grandi geni che l’umanità abbia mai avuto.
    Adoro Mozart come tanti altri autori di cui non ho parlato, però nel mio percorso musicale, quelli sono stati i modelli principali.
    Ogni clarinettista, poi, non può non venerare un autore che ha amato così tanto il clarinetto ed il corno di bassetto e che ci ha lasciato capolavori come il K 622 ed il Quintetto in La maggiore.
    Fernando

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