La pagina del clarinetto

Il clarinetto è uno strumento a fiato appartenente alla famiglia dei legni, suona grazie ad un’ancia semplice fissata sul bocchino, ecc.  .  .  .  .  .

Così sarebbe una ulteriore ed inutile descrizione enciclopedica, uguale a tante altre che possiamo trovare in rete, sui libri di scuola, su qualsiasi volume che tratti di musica e strumenti musicali.

Proviamo allora a tentare un approccio diverso e guardiamo attentamente questa immagine.

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Viene da “I Quindici”, enciclopedia sui cui si è compiuta la prima formazione culturale di molti bambini nati negli anni Sessanta.

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E’ il primo clarinetto che ho visto in vita mia, più di trenta anni fa, l’immagine mi incuriosì al punto di desiderare di suonarne uno vero.

In verità mi piaceva anche la tromba, la cui illustrazione si trovava nella pagina successiva, ma dopo avere iniziato lo studio del solfeggio ed essere rimasto indeciso per un po’ di tempo avvenne il fatto che segnò l’inizio di questo lungo amore.

E’ ancora oggi raro accendere il televisore ed imbattersi in un clarinettista.

Il miracolo accadde con la tv in bianco e nero ed a soli due canali: non era un concerto vero e proprio, credo si trattasse di uno spettacolo di varietà e il clarinettista era parte di una coreografia.

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Mi sfuggono i particolari perché l’attenzione si concentrò sullo strumento e sul suono che produceva. Mi sembrò una cosa magica, nuova, insolita. Non so descrivere quelle sensazioni che ricordo a malapena, ma fu lì che presi la decisione definitiva: avrei suonato il clarinetto.

Spesso a casa ammalato per un’asma allergica che se ne andò solo intorno ai sei anni, ricevetti la prima educazione musicale dalla radio di casa, sintonizzata da mattina a sera su Radio Montecarlo.

Ricordo ancora che riuscivo a cantare insieme alla radio i successi di Lucio Battisti e molte canzoni dei primi anni ’70.

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Tra i regali di amici e parenti incominciarono ad arrivare alcuni strumenti giocattolo: un piccolo pianoforte con i tasti colorati, una fisarmonica, un sassofono pieno di caramelle.

Con quelli riuscii a produrre le prime melodie, ma anche qualche invenzione e qualche timida improvvisazione.

Ricordo ancora il colore delle note che era uguale su tutti e tre gli strumenti: il Do era nero, il Re giallo, il Mi rosso, il Fa verde, il Sol arancio, il La blu, il Si rosa.

Quando incominciai a solfeggiare, all’inizio della quarta elementare, mentre leggevo le note sul pentagramma mi tornavano in mente quei colori.

Dopo un anno di solfeggi sul vecchio metodo “Bona” che ha formato, nel bene e nel male, intere generazioni di musicisti, finalmente arrivò lo strumento: un Orsi mezzo Böhm del valore di circa centomila Lire, con bocchino di serie ed ance Vandoren 1,5.

Era il giorno 8 dicembre 1976 e da allora iniziò un corso accelerato, cui seguì, appena pochi mesi dopo, il debutto nella banda paesana.

Ci sarebbero tante storie, episodi, particolari da raccontare e magari lo farò in seguito, completando ed integrando queste pagine.

Andando avanti ecco scorrere come in un film le prime lezioni in conservatorio, le prime esperienze in pubblico, le prime piccole delusioni quando qualcosa non rispondeva alle attese.

Poi il diploma, arrivato a vent’anni, l’inizio della professione musicale intorno ai ventidue e via rapidamente, fino al momento in cui decisi che lo strumento non mi bastava più e mi dedicai allo studio della composizione, tuttora la mia occupazione preferita.

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Si arriva così ai corsi della Scuola di Musica di Fiesole, alle feste della musica del 1993 e 1994 in cui furono eseguiti i miei brani.

Memorabili le risate che noi studentidi composizione facevamo quando vedevamo, nell’elenco degli autori, i nostri nomi in una lista che comprendeva Beethoven, Brahms, Mozart e tutti gli altri grandi.

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Ho continuato a suonare, anche se avevo deciso che il clarinetto non doveva essere la mia unica ragione di vita: molta musica da camera, qualche esperienza in orchestra, l’esplorazione di buona parte del repertorio solistico. 

Ho anche praticato volentieri esperienze di fronte a cui molti puristi possono storcere il naso: attività bandistica, sassofono, musica leggera, esperienze musicali fuori dai canoni tradizionali del concerto classico.

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Ringrazio lo strumento perché mi ha dato modo di soddisfare due grandi desideri che stanno oltre la musica: la possibilità di viaggiare e la possibilità di conoscere tanta gente.

Non posso dire di avere girato il mondo, il mio curriculum non è quello di un grande concertista, però sono fiero di queste esperienze e di aver potuto far suonare il mio clarinetto in certi luoghi.

Ricordo molto volentieri le trasferte in Francia, il paese dove ho suonato di più, poi l’Ungheria, dove sono stato due volte, la Polonia, la Germania, la Norvegia, il Montenegro.

Ogni viaggio nuove esperienze, conoscenze, incontro di personaggi nuovi e diversi, bei ricordi e soprattutto contatti ed amicizie che vanno avanti anche adesso.

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Continuiamo con l’ultima parte: la decisione di ricominciare a studiare per frequentare il biennio specialistico in conservatorio, la voglia di completare il repertorio con brani che non avevo mai affrontato, nuovi concerti da tenere sempre con lo stesso entusiasmo ed, infine, la distonia focale, che ha deciso di farmi interrompere, spero temporaneamente, questa bella storia.

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Adesso clarinetto significa soprattutto due cose: gli esercizi quotidiani di riabilitazione e le lezioni che continuo a tenere ai miei allievi. Due ragioni per continuare, seppure per motivi diversi, ad avere a che fare con questo attrezzo stupendo, fatto di ebano, fori e chiavi, che tanti anni fa riuscì ad incantarmi grazie ad una semplice illustrazione ed a una trasmissione di varietà.
La pagina del clarinettoultima modifica: 2007-08-19T23:52:21+02:00da fernandoblog
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3 pensieri su “La pagina del clarinetto

  1. Ciao mio dolce tesoro, ci siamo sentiti poco fà e sono molto felice, bello questo tuo blog, ma dove è la donna dei girasoli? 😉 Che tra l’altro aspetta ancora la seconda parte della canzone, comprendo che il mio blog non è fatto di musica ma di poesie, ma come sempre hai detto anche le poesie sono musica, ti voglio tanto bene ma questa non è una novità nè per te nè per me. E come abbiamo detto prima.. quel pianoforte eh? 😉 Prima o poi dovremo farla quella cosa e poi rideremo… chissà, ti lascio un bacio dolce come te, da tanto con me. Buon pomeriggio ed è sempre bello sentirti, Maestro, sò che non vuoi ma da me lo accetti mio dolcissimo Maestro. Isa

  2. Ciao Isa carissima! Anche a me ha fatto piacere la tua chiamata di oggi dopo un po’ che non ci sentivamo. Grazie per tutti gli appellativi che mi riservi: dal “tesoro”, al “maestro”, che accetto solo perché me lo dici tu e soltanto per questa volta!
    Anch’io ti voglio bene: il bene che si vuole agli amici e alle amiche e che sento per tutte le persone sincere, vere, leali come sei tu.
    Specifico questo perché altrimenti chi legge prenderà tutto sul serio e finirà per considerarci amanti, mentre in realtà, come sai, ci siamo visti una sola volta, la scorsa estate.
    Il blog sarà definitivo a settembre, però in rete ci siamo già e in tanti lo hanno già scovato!!!
    “La donna dei girasoli” c’è, basta andare alla categoria “Composizioni” e la trovi tra la musica pop. A parte qualche schifezza indegna ho messo tutte le cose che ho scritto e per la prima volta anche la musica leggera. Per molti amici e colleghi sarà una sorpresa sapermi autore di canzoni. Credo sia opportuno spiegare che “La donna dei girasoli” fu ispirata da una bella foto che mi mandasti un po’ di tempo fa.
    Hai ragione per lo spartito, te l’ho promesso mille volte e mai spedito, sono proprio uno sbadato ed un distratto di prima categoria, altro che tesoro!
    Ciao a presto!
    Fernando

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