I pendolari e la “Trauermarsch”

 

Ci sono pendolari e pendolari …

Ognuno ha una storia diversa da tutti gli altri anche se la destinazione può essere comune. Durante il viaggio se ne possono recepire aspetti interessanti: giornali e libri sfogliati, musica che arriva dal lettore portatile, suoneria del cellulare, qualche parola quando si può e … con un magico intreccio di realtà e immaginazione si traccia il profilo dell’anonimo passeggero che solo pochi minuti prima si era educatamente seduto davanti a noi.

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Ci sono i pendolari delle fabbriche, a volte già in tuta da lavoro, con la borsetta inconfondibile e il giornale sotto il braccio.

Li incontri sui treni al mattino presto e le loro facce hanno il colore di chi è abituato a partire quando è ancora buio per vedere l’aurora dai finestrini del regionale.

Ci sono poi i pendolari “affettivi”: padri e madri che corrono a facilitare la vita a figli sposati e trasferiti in altre città, ma anche e soprattutto simpatici nonni con le foto dei nipotini nel portafoglio.

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Una particolare citazione meritano altre due tipologie di pendolari: quelli della musica e quelli della scuola.

I primi sono facili da individuare a causa delle custodie degli strumenti. Viaggiano in gruppo e quando capiscono di avere di fronte un collega si familiarizza con facilità, ci si lascia andare a confidenze di ogni tipo e spesso scopriamo di avere suonato insieme in chissà quale concerto di chissà quanti anni fa.

I pendolari della scuola hanno l’aria curiosa e intellettuale che deriva dalla conoscenza, ma anche quel misto di rabbia e rassegnazione che cresce proporzionalmente agli anni di precariato. Non avendo gli strumenti si mimetizzano meglio dei musicisti, ma con un po’ di attenzione si possono riconoscere dalle letture, dal corredo di matite, gomme e penne di ogni colore, per fugare ogni residuo dubbio quando aprono la borsa e si mettono a correggere le verifiche.

E’ bello appartenere ad entrambe le categorie, ed è bello appartenere al mondo variopinto del treno, così interessante e sempre diverso a confronto di quello ripetitivo, solitario e alienante dell’automobile.

Un tipo parla di affari al telefono con la facilità e la dimestichezza di chi passa le giornate tra interessi, tassi, fidi e investimenti: “Vendere”, “Comperare”, “Non so se dobbiamo riunire il consiglio di amministrazione”, “Aspettiamo la scadenza naturale”…

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Parla forte per farsi sentire e l’unico antidoto al remoto ricordo di tante mattine noiose passate nelle aule di Ragioneria tra calcoli, registrazioni di fatture e articoli in partita doppia sembra essere ancora una volta la musica: una “Quinta” di Mahler diretta magistralmente da Abbado che farebbe correre liscio come l’olio qualsiasi viaggio, anche il più disagiato.

Parte lo squillo della tromba e inizia una sorta di “processione metafisica” verso l’assoluto: lontano dagli improvvisati affaristi vocianti, dai brutti ricordi, da questo vagone e da ogni oggetto o persona che abbia a che fare con esso.

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Un proverbio ebraico recita: “Quando l’uomo pensa Dio sorride”. La musica esprime al meglio il sorriso dell’Onnipotente nell’atto di compiacersi delle proprie creature … e forse Dio stesso, quando vede gli uomini affannarsi in rumorose e fastidiose esibizioni finanziarie, si volta ad ascoltare la musica che altri grandi uomini, nel silenzio prezioso dell’ispirazione, in un mondo con pochi treni e senza cellulari, hanno saputo creare.

“Trauermarsch: In gemessenem Schritt. Streng. Wie ein Kondukt”, e cioè: “Marcia funebre. A passo misurato, severamente, come un corteo funebre”.

E’ l’auspicato funerale dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’ordinaria stupidità che continua a contaminare questo mondo: un mondo che non pensa perché teme il pensare e grida invano per la paura del silenzio.

Occorre riconoscere il proprio male, per poterlo curare fino a ucciderlo, fino a partire, con passo severo ma sicuro, verso una nuova dimensione del pensiero e verso una qualità superiore del vivere.

A passo misurato, naturalmente, perché è proprio la misura che ci manca: nel parlare come nell’agire.

Si “corre” verso il baratro, mentre si procede “a passo misurato” verso le conquiste che contano e danno senso alla vita portandoci a destinazione.

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Proprio come il treno dei pendolari, che tra un pensiero e l’altro è arrivato in stazione.

I pendolari e la “Trauermarsch”ultima modifica: 2011-06-16T14:15:13+00:00da fernandoblog
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