Il coraggio della moderazione … tra pannelli, gommoni, carretti e osterie

 

La scritta sul pannello luminoso avvisa: “Animali vaganti in carreggiata”. Riduco la velocità immaginando il gregge che può aver scambiato la barriera d’ingresso della A11 per il cancello dell’ovile o la mandria di bovini che, in un momento di distrazione, potrebbe avere imboccato la rumorosa via dell’autostrada invece di quella consueta e tranquilla della stalla. La curiosità dura ancora qualche chilometro, fino a quando noto un furgoncino in corsia d’emergenza e due inservienti scesi a catturare un cagnolino.

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Non voglio sminuire il pericolo che la situazione poteva creare: per i veicoli in transito, ma anche per la povera bestiola.

Penso però che se il pannello avesse riportato la realtà: “Cagnolino in corsia d’emergenza”, oppure “Cucciolo in carreggiata”, nessuno avrebbe staccato il piede dall’acceleratore pensando di incorrere in un vero rischio.

Altri transiti autostradali hanno evidenziato messaggi di simile portata. Ecco allora che “Uomini in strada” non indica una frotta di individui a passeggio sulla “Firenze – Mare”, ma un pugno di serafici giardinieri che con i loro giubbotti fosforescenti sfoltiscono qualche cespuglio nelle aiuole spartitraffico. Al messaggio: “Ostacolo al Km 42”, uno si immagina di dover compiere una manovra acrobatica degna del miglior James Bond, mentre quasi non si accorge di passare sopra alla scatoletta di cartone portata dal vento o sulla pietruzza sciaguratamente caduta dal rimorchio di qualche camion. Anche “Cantiere in lento movimento” non sta a indicare una processione di gru e betoniere che incedono in compagnia di una frotta festante di geometri, muratori e manovali, ma una piccola autopompa che innaffia gerani sbiaditi dai gas di scarico.

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Sono situazioni che possono provocare rischi ed è giusto segnalarle, ma noi vogliamo sottolineare la necessità di dover sempre prospettare un pericolo più grande per sperare in una risposta adeguata.

Colpire più in alto per rendere efficace il colpo sferrato: la stessa tecnica che mi insegnarono per sparare al luna park. “Mira un po’ più in alto, non sparare addosso al palloncino, devi premere il grilletto prima che ti passi davanti”. Obbedii e guadagnai l’orsacchiotto di peluche.

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E’ la tecnica che ogni giorno vediamo adottata dalla politica, dalla stampa e dall’informazione.

Così dopo la sessantottina “Immaginazione al potere”, i flussi, i riflussi, gli anni di piombo, le tangentopoli e le due repubbliche, ecco l’epoca de “L’esagerazione al potere”.

I fatti che ci troviamo a vivere non sono certo da affrontare in punta di fioretto, però l’estremismo diventato consuetudine relega sempre più l’analisi equilibrata e la riflessione serena nell’angolino destinato alle pratiche obsolete e desuete.

Così arriva il politico (?) che si fa portare sul gommone dai fan, o quell’altro che si alza ogni mattina e chiede dimissioni e processi per tutti: lo fa in un italiano inascoltabile, senza proposte per il futuro, ma questo sembra non interessare a chi si ritrova in quel modo di essere, di fare, di (non) pensare. Così il giornalista più bravo finisce per essere quello che si presenta in video con quel linguaggio che, quando andavo a scuola i miei professori definivano “da carrettiere” o “da osteria”.

Si offende, si torna sui soliti nauseabondi luoghi comuni, si ospitano e si gratificano attaccanti verbali scalmanati e scomposti senza contradditorio … e l’audience sale, spinta dai non pensanti che fanno politica dalla poltrona del salotto buono e fingono di pensare servendosi della violenza oratoria altrui.

Chi scrive ricorda le inchieste giornalistiche di Enzo Biagi o Sergio Zavoli: tanto pungenti, mirate e azzeccate, quanto educate, chiare, discrete e autorevoli. L’invito a “turarsi il naso” del grande Indro Montanelli passò alla storia del nostro giornalismo ed è oggi ricordato più di tanti “Vaffa …..” spesi quotidianamente a destra e a sinistra.

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Passando sul versante della politica i raffronti vengono ancora più facili. Immaginate De Gasperi, Pertini, Moro o Berlinguer, pur con tutti i limiti e i difetti connessi alla “Prima Repubblica”, arrivare al palco su un gommone o entrare a Montecitorio con il sacco della spazzatura?

Lungi da noi il passare per sostenitori dei festini con minorenni o altre sconcerie, perché se tocchi certi personaggi e certe tematiche il rischio di essere fraintesi dal superficialismo imperante si presenta ogni volta.

Vogliamo invece osservare come in un mondo in cui non passano più carretti, non esistono quasi più le osterie e l’offendere è sempre più regola quotidiana, il coraggio diventi necessario a noi moderati, più che a quelli che si collocano agli estremi.

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Achille Funi, Osteria (1916)

Una volta era difficile lanciare il sasso ed era audace e ardito chi ci riusciva, oggi che quel lancio è diventato per molti regola di sopravvivenza, chi osserva con equilibrio, chi si esprime con eleganza e rigore e si comporta di conseguenza è a tutti gli effetti il vero coraggioso, il vero innovatore, il vero rivoluzionario.

E’ da quella parte che si colloca il nostro amato blog.

Il coraggio della moderazione … tra pannelli, gommoni, carretti e osterieultima modifica: 2010-12-11T12:11:04+00:00da fernandoblog
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