Maestri, professori, trasformisti e quacquaracquà

In questi giorni di vacanza la politica nazionale sta portando alla ribalta una categoria di strani personaggi: i “diniani“. Spazio.
Il nome calzerebbe a pennello per creature di provenienza extraterrestre: diniani come marziani, venusiani, e via discorrendo.                                                                                                                                              Spazio.

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Spazio.
Quanta nostalgia per i mostri provenienti da Vega contro cui si combatteva nei cartoni degli anni ’80: anche se nemici erano ben più simpatici del ministro Dini e dei suoi seguaci!

Spazio.

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Spazio.
La nostalgia fa correre ancora la mente e, complice il clima festivo, ecco che la schiera di personaggi più simpatici di Dini e dei suoi si allarga: gli X-files, i Visitors, i Gremlins, fino a quel campione di simpatia che fu E.T. con quel “telefono, casa” che ci fece ridere e commuovere allo stesso tempo in un Natale ormai lontanissimo.

Spazio.

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Spazio.
Gli aggettivi e i sostantivi che terminano in “ano” o “ista” stanno ad indicare l’identificazione in un leader indiscusso, oppure l’appartenenza ad una categoria importante e ben definita.

Spazio.
Due esempi?

Spazio.
Cristiano” e “musicista“, due appartenenze di cui vado orgoglioso.

Spazio.
Altra roba i diniani che, come è facile appurare, non provengono da alcun pianeta lontano, ma dai voti degli elettori: forse pochi, però sufficienti a garantirne l’atterraggio e l’insediamento tra i banchi del nostro parlamento.

Spazio.
Tra quegli stessi banchi troviamo altre categorie umane altrettanto bizzarre, come i “dipietristi” ed i “mastelliani“, che a differenza di quelli di Vega sembrano preferire gli aerei di stato alle navi spaziali.

Spazio.
Per par condicio voglio citare, senza farne il nome, quell’altro personaggio che stava nel governo di centro destra dove tirava picconate a destra e a manca.

Spazio.

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Spazio.
Poi ne uscì e fondò “L’Italia di mezzo“, che stando alla celebre definizione di Sciascia, avrebbe dovuto chiamarsi “Italia Quacquaracquà”, non essendoci una categoria umana al di sotto dei quacquaracquà stessi.

Spazio.
Oggi lo troviamo tra le file del nuovo Partito Democratico, dove fa il responsabile delle comunicazioni.

Spazio.
Alla luce di tanta responsabilità viene voglia di rinunciare a comunicare e tenersi tutto dentro, come fanno i ragazzi quando dicono che hanno studiato però al momento dell’interrogazione si bloccano e, a malincuore, ti tocca dargli una valutazione negativa.

Spazio.
In conservatorio, ieri come oggi, si trovano classi in cui si riesce a riconoscere, al di là della bravura di ogni singolo allievo, l’impronta inconfondibile dell’insegnante.

Spazio.
Potevamo discutere e confrontarci per ore sul modo migliore di eseguire un passo o di affrontare lo studio di un brano, poi il maestro interveniva.

Spazio.
A volte lo faceva a parole, a volte con lo strumento, e subito si capiva quale doveva essere la strada da seguire.

Spazio.
Il maestro era un modello da seguire: ti spiegava come comportarti con gli altri, come parlare, come vestirti, che musica ascoltare, che cosa guardare in tv.

Spazio.
Il maestro voleva sapere tutto di te, della tua famiglia, delle tue amicizie, dei tuoi gusti e delle tue idee, perché solo così, oltre a insegnarti a suonare, ti avrebbe dato una mano anche nella vita.

Tu potevi obbedire o trasgredire, ma lui era sempre lì, come un padre, pronto ad elogiarti o a farti notare dove avevi sbagliato.

Spazio.
Oggi, ci sono molti professori, ma pochi veri maestri.

Spazio.
E la politica?

Spazio.
La politica ci presenta un “professore” che non riesce a tenere unita la propria classe di strumentisti.

Spazio.

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Spazio.
Senza la guida ed il carisma del professore la classe procede a vista: ognuno suona per conto proprio, non si va a tempo e non si segue una linea comune.

Spazio.
In questa piccola anarchia gli strumentisti meno dotati si prendono i propri momenti di gloria improvvisandosi leader e trovando proseliti tra le personalità più deboli.

Spazio.
Si formano allora classi più piccole, che presto si disgregano e danno vita a nuove classi in cui ognuno dimentica quale sia il proprio compito e passa il tempo a lottare verbalmente contro amici e avversari, non riuscendo più a riconoscere gli uni dagli altri.

Spazio.
Che fare allora?

Spazio.
Quando sarà il momento, votiamo i maestri, ammesso che ce ne siano, e rimandiamo a casa gli alieni e i professori.

Maestri, professori, trasformisti e quacquaracquàultima modifica: 2007-12-29T16:17:07+00:00da fernandoblog
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