Spiccioli d’estate

Il balletto “Daphnis et Cloé” fu composto da Maurice Ravel tra il 1909 ed il 1912, anno in cui si ebbe la prima rappresentazione a Parigi, al Théâtre du Chatelet.

Il pianista Paolo Bordoni, in una recente intervista, lo ha definito “il brano più sexy” tra quelli da lui conosciuti.

Dal balletto furono tratte due suites orchestrali, di cui la N. 2 è la più nota ed eseguita. Si compone di tre brani che si succedono senza interruzioni: “Lever du jour”, “Pantomime” e “Danse générale”.

La felice espressività melodica unita alle sapienti scelte timbriche dell’autore conferiscono al lavoro la capacità di suscitare atmosfere del tutto speciali.

Spazio.

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Spazio. 

Potrebbero ben adattarsi al mare di questi ultimi giorni d’estate, apprezzato nel primo giorno libero dell’anno scolastico.

Spazio. 

Chi ama il mare lo ama in ogni stagione e lo ama proprio perché è mutevole e volubile così come noi umani.

Il mare di settembre ha colori tra il verde e l’azzurro che non è possibile vedere in altri momenti dell’anno.

Anche i tramonti in settembre sono particolari: ognuno diverso da tutti gli altri, ognuno preziosissimo suggello ad una di queste ventose giornate.

Spazio.

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Spazio. 

Agosto mischia ed agita come in un grande caleidoscopio una miriade di personaggi di ogni età, provenienza ed estrazione sociale, che in spiaggia sembrano tutti uguali tra loro.

Spazio. 

Settembre mette ordine: meno bagnanti e tutti ben distinti per categoria di appartenenza.

Spazio.

Ci sono gli stranieri, soprattutto molti tedeschi in questi giorni sulle spiagge della Versilia.

Loro non sono come noi italiani, che l’Italia ce l’abbiamo a disposizione tutto l’anno: sono costretti a scegliere tra una Versilia chiassosa e dalle tinte forti come quella dei mesi scorsi, oppure una più soft ed a tinte pastello, come quella attuale.

Spazio.

Poi ci sono gli anziani.

Partiti i figli ed i nipoti ora possono godersi la loro vacanza in tranquillità.

Stanno vestiti in spiaggia per ripararsi dal vento del tardo pomeriggio, fissano a lungo il mare dalla riva e preferiscono le sedie agli sdraio ed ai lettini.

Spazio.

Infine i “settembrini agiati”.

Dal sorrisetto con cui ti salutano capisci che non sono tra quelli che ogni mattina fanno i conti con la sveglia, l’ufficio o la fabbrica e che possono scegliere e gestire come vogliono i propri periodi di vacanza.

Spazio.

Ma ora proviamo a tirare fuori un po’ di romanticismo.

Spazio.

Gli ultimi spiccioli d’estate sembrano coincidere con quelle scaglie luminose che al tramonto formano una lunga scia da seguire fino alla linea dell’orizzonte.

Spazio.

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Spazio. 

Ogni scaglia un particolare, un pensiero, un ricordo, un ultimo bagliore di tante estati che hai visto finire così.

Allora, come in una sequenza di diapositive, ti lampeggiano nella mente immagini recenti che vanno a sovrapporsi ad altre più remote.

Spazio.

Negli anni delle vacanze al Forte la fine dell’estate era suggellata dai fuochi di S. Ermete che si fanno ogni 28 di agosto.

Spazio.

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Spazio. 
Dopo i fuochi si stava fuori fino a tardi a mangiare, bere, parlare dei massimi sistemi e fare programmi per l’anno successivo.
Spazio.
L’estate è la stagione dei progetti e dei buoni propositi e quando si va a scuola, da studenti come da insegnanti, il vero anno non è l’anno solare, ma piuttosto l’anno scolastico.
Spazio.
Certo, da studenti era diverso.
Spazio.
Non si doveva ripartire il primo settembre e se riuscivi ad essere promosso a giugno ti si presentavano tre lunghi mesi in cui tutto era sospeso in un limbo spensierato che vivevi come giusta ricompensa per le fatiche spese sui libri.
Spazio.
E’ vero, c’era il clarinetto che non potevi lasciare, ma quello continuava ad essere un piacere, l’unico piacevole impegno di quelle lunghe ed intense estati.
Spazio.
La mattina successiva alla festa di S. Ermete il mare restituiva pezzi di cartone rosso, che poi erano gli avanzi dei fuochi esplosi per la festa.
Spazio.
Facendo il bagno li raccoglievamo e ce li lanciavamo in battaglie improvvisate, con la segreta consapevolezza che anche quelli fossero piccoli pezzi di un’altra estate che se ne stava andando.
Spazio,
Le Apuane, nell’aria pulita di quei giorni, sembravano più vicine e dal 29 iniziava il rito dei saluti.  

Spazio.
In ogni stabilimento balneare del Forte conoscevo qualcuno, tanto che una volta abbiamo improvvisato un gioco e ci siamo accorti di conoscerne a memoria i nomi nella successione esatta, partendo dalla Capannina fino a Vittoria Apuana.

Spazio.
In quegli ultimi giorni era tutto un rincorrersi: andavi per salutare qualcuno e ti dicevano che quel qualcuno era venuto al tuo bagno per salutarti, così non ci trovavamo e dovevamo inseguirci di nuovo.

Spazio.
Alla fine nessuno veniva dimenticato e quando il 30 o il 31 te ne andavi eri riuscito a salutare proprio tutti, compresi quelli più antipatici e rompiscatole.

Spazio.
Un lungo arrivederci fino all’anno successivo.

Spazio.
Ancora un lungo anno di scuola, conservatorio, amicizie, prediche, gioie e dolori.
Spazio.
Un anno così diverso da questi che volano in un soffio e sovrappongono tutte le estati per poi ripresentartele in uno strano tramonto, come fosse un grande baccanale organizzato per giocare uno scherzo alla tua nostalgia.
Spazio.
Con questo stato d’animo dimentichiamoci per un momento del romanticismo e della poesia e godiamoci la “Danse Générale” con cui si chiude la Suite di Ravel.
Spazio.
Spazio.
Fernando Campigli
Spiccioli d’estateultima modifica: 2007-09-21T16:54:11+00:00da fernandoblog
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6 pensieri su “Spiccioli d’estate

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